COLLABORARE PER COSTRUIRE

 Luisa Carpanedo

Luisa Carpenedo

L’invidia è un sentimento negativo, il contrario dell’ammirazione, un sentimento che nasce e cresce nell’animo di chi vorrebbe per sé quelle doti che vede in altri ed è ben consapevole di non possedere. Quando ci troviamo dinanzi persone a noi superiori, per statura morale ed intellettuale, possiamo scegliere di seguirle e migliorarci cercando di emularle con la consapevolezza che, comunque, il ruolo di primo piano sarà loro. Purtroppo i mediocri scelgono un’altra via: cercano di distruggere la credibilità dell’antagonista con la denigrazione, servendosi anche di azioni spregevoli quali l’ingiuria e la menzogna.

L’invidia é anche un’importante indicatore dell’autostima. Un soggetto equilibrato, anche di fronte a persone eccezionali, non sarà mai invidioso ma cercherà di ottenere il meglio da qualsiasi situazione, perché sa di possedere qualità uniche non confrontabili con altri. L’invidioso, viceversa, possiede un’autostima distorta, basata sui risultati, sì che quando qualcuno lo supera raggiungendo il traguardo entra in competizione e vuole distruggerlo.

L’invidia è cieca: l’invidioso non capisce.

L’invidia è debole: l’invidioso si sente frustrato e matura il proprio atteggiamento dopo quello che egli ritiene un fallimento. Nella maggior parte dei casi tutto si risolve con una sorta di sindrome della “volpe e l’uva” (Esopo), cioè con il disprezzo e la negazione dell’importanza di ciò che si desidera e che altri hanno raggiunto. Altre volte, e questo è il caso nostro, la situazione degenera concretizzandosi in azioni scorrette e persino illegali, con cui chi le compie cerca di ristabilire la propria supremazia (ammesso che mai l’abbia avuta).

In questi ultimi mesi, in particolare dopo il congresso di gennaio, un ristretto gruppo di persone (guidato da Gianluca Busato e Lodovico Pizzati) ha lavorato per cercare di ridimensionare chi stava divenendo troppo “ingombrante” nel movimento, facendo loro ombra.

Hanno iniziato colpendo Luca Azzano Cantarutti, che ha fatto da parafulmine quasi fosse il deus ex machina di una gestione del Movimento che invece era, in tutta evidenza, collegiale. Dapprima in silenzio hanno cancellato i volti ed i nomi di Luca Azzano Cantarutti e di Alessio Morosin dai volantini di propaganda, lasciando solo quelli di Pizzati e di pochi altri allineati poi, visto che ciò non bastava poiché gli iscritti continuavano a considerarli i principali referenti, hanno organizzato il congresso “trappola” del 30 giugno scorso a Treviso.

Lo scopo, ormai noto, era eliminare la figura del Presidente (quindi Luca Azzano Cantarutti) ed il potere collegiale del Direttivo per fare di Pizzati un leader assoluto con “pieni ed ampi poteri”, privo di contrappesi di controllo. Il Congresso ha respinto con forza le loro mozioni impresentabili.

Ora non starò a disquisire su quali debbano essere le doti di un leader, ma in primis, deve sicuramente essere sempre presente. Lodovico Pizzati è sparito da 40 giorni. Dov’era nel mese più importante per Indipendenza Veneta, allorché in luglio la Regione discuteva il PdL 342 ed i nostri Dirigenti dedicavano ore su ore alla ricerca del consenso dei Consiglieri Regionali, sempre in bilico? Assente, in ferie per un periodo davvero impressionante!

La convinzione di qualcuno era che una figura importante di indubbia fede indipendentista come Alessio Morosin sarebbe rimasta fuori dalla disputa continuando a fare la sua parte senza schierarsi. Alessio si è schierato dalla parte delle regole e della gestione collegiale del Movimento, facendo così esplodere l’ira di quel gruppetto che non accetta le più elementari regole della democrazia, secondo cui la maggioranza decide e la minoranza accetta le decisioni collaborando per il bene di tutti.

A lungo abbiamo lavorato in silenzio, cercando di contenere i danni e di non compromettere i risultati; ora la tolleranza è finita.

La dirigenza si è impegnata per mesi, in nome dell’indipendenza abbiamo percorso migliaia e migliaia di chilometri, ogni sera, dal Garda a Belluno, dormito 4-5 ore per notte, trascurato noi stessi e gli affetti familiari: il tutto, sia chiaro, a nostre spese. Grazie alla lealtà con cui ci siamo mossi ed alle competenze dei Dirigenti e degli attivisti ci siamo accreditati presso le Istituzioni, ottenendo credibilità e rispetto per il nostro simbolo, mentre altri (pochi) venivano querelati per comportamenti irrispettosi nei confronti delle Istituzioni medesime. I risultati raggiunti sono importanti ma ciò che più conta è l’aver lavorato sempre nel rispetto delle regole e delle persone.

L’attacco odierno ad Alessio Morosin è, quindi, talmente vergognoso da non meritare commento. L’urlo di indignazione che sento salire dentro di me è talmente forte da non potersi descrivere. Senza esitare ribadiamo il principio per cui in Indipendenza Veneta non c’è posto per chi offende e non rispetta il volere della maggioranza collegialmente espresso e, invece di costruire e collaborare, lavora solo per distruggere. Quale credibilità può avere chi finora ha distrutto tutti i movimenti/partiti che ha contribuito a creare, lasciando dietro di sé una lunga teoria di macerie? Non gli permetteremo di fare altrettanto con Indipendenza Veneta; se sono animati da indole distruttiva, la rivolgano verso se stessi, poiché noi siamo e rimarremo graniticamente uniti per sostenere la democrazia di Indipendenza Veneta ed il lavoro svolto sino ad oggi affinché sia la base del Veneto indipendente di domani.

Luisa Carpenedo